I laboratori propedeutici: Il corpo e la sua voce

Sulla scena non basta credere e identificarsi, bisogna giocare.

Jacques Lecoq

Il laboratorio propedeutico “Il corpo e la sua voce” guida l’educatore e il genitore verso un percorso di conoscenza delle potenzialità espressive del proprio corpo attraverso esercizi e giochi teatrali che coinvolgono il corpo, lo spazio, le relazioni con gli altri, l’immaginazione e la creatività del singolo e del gruppo.

Perché proporre incontri propedeutici per genitori ed educatori? Peter Brook affronta con sensibilità il concetto di teatro come “mistero” che l’attore può trovare in un certo silenzio, dentro di sé. “[…] La qualità si trova nel dettaglio. L’aspetto di un attore, quale che sia, conferisce qualità nell’ascoltarlo e al guardarlo; è qualcosa di abbastanza misterioso, ma non del tutto. Egli può trovare questa presenza in un certo silenzio dentro di sé. Quello che si chiama <<teatro sacro>>, quel teatro in cui l’invisibile appare, affonda le radici in questo silenzio, dal quale tutti i tipi di gesti, conosciuti e sconosciuti, possono derivare. […] Il teatro è sempre sia una ricerca di significati, sia un modo di rendere tali significati comprensibili agli altri. Questo è il mistero.” (P. Brook, La porta aperta, Einaudi, 2005 p.56)

Mistero come Silenzio… per far apparire quell’invisibile che è dentro ciascuno di noi.

BimboTeatro_lab-propedeutici

Il teatro dedicato ai bambini di tenerissima età non può e non deve mancare in quello che è l’elemento portante del teatro stesso: la sacralità. La sacralità, insita nel bambino, è spesso violata da parole a volte inopportune, ridondanti, da riflessioni e commenti ad alta voce che, in perfetta buona fede, il genitore e l’educatore praticano durante il laboratorio di teatro, così come nella vita di tutti i giorni. Ma il Teatro non è la vita di tutti i giorni, il teatro è un tempo “altro”, è uno spazio “altro”, è un mondo dentro di noi che può connettersi con l’altro attraverso sentieri invisibili. I laboratori propedeutici hanno un unico obiettivo: unire l’attore, l’educatore ed il genitore nella preparazione spirituale di questo “non-luogo” dove entrare insieme, in silenzio, con i propri bambini. “L’esperienza della vita sulla scena serve poco. […] In tutte le religioni, così come nella magia, esistono determinate formule ed esercizi con l’aiuto dei quali l’uomo si astrae da pensieri, sensazioni e desideri contingenti. E dato che il teatro in qualche misura è in relazione sia con la religione che con la magia allora anche per fare teatro bisogna astrarsi da riflessi acquisiti e istinti quotidiani. Il training è il tempo e il posto per compiere questo passaggio”. (J.Alschitz, La grammatica dell’attore, Ubulibri, 2003. p.23)