L’attore informale e la sua missione. Essere felice

Essere un’attore informale di BimboTeatro, prima di tutto, è sentire il divino e realizzarlo attraverso se stessi. Artaud, nella sua opera Il teatro e il suo doppio, considera imprescindibile per l’attore ritrovare l’accezione mistica di cui il nostro teatro ha smarrito completamente il senso. Il lavoro fondamentale dell’attore informale è quello di officiare un rito, così come l’officiava l’attore primordiale, entrando in contatto con il sacro per evocare ed invocare le forze della vita mediante il potere magico della parola.

L’attore informale è creatore di eventi e di accadimenti che egli agisce con il corpo, nella continua tensione verso il divino, comunicando l’incomunicabile e esprimendo l’inesprimibile. La sua ricerca è tesa continuamente verso l’invisibile, verso l’alto, verso la luce ed è infinita. L’attore informale, in scena, deve cercare la felicità, è questa la sua missione, essere felice. Una felicità da trasmettere a chi ne è testimone, una felicità che egli cerca hic et nunc, nel suo spaziocon la sua comunità a cui dà energia e da cui prende energia.

L’attore informale ha il dovere di credere alle sue azioni e se per primo egli stesso non ci crede, di certo i bambini non potranno credergli. La ricerca è dentro di sé in un immenso silenzio che gli donerà qualcosa di vero da esprimere.

Attore informale e dialogo emozionale. Il filo conduttore dei laboratori di BimboTeatro

Il filo conduttore della pratica laboratoriale di BimboTeatro è l’attore informale, una guida che  realizza un dialogo emozionale e che trasporti il bambino dentro il gioco del teatro, attraverso la costruzione di una relazione affettiva.

Assumere il ruolo di attore informale significa guidare il bambino con la propria energia, il proprio esempio, in una parola il proprio essere.

Il dialogo emozionale instaurato dall’attore informale col bambino è un dialogo affettivo, empatico, un processo capace di creare un forte legame interpersonale.

L’attore informale è una guida che non cala contenuti dall’alto, non riempie di nozioni o competenze né tantomeno richiede al bambino dei livelli di prestazioni al fine di verificare quanto il bambino sia “un bravo attore”, ma lo accompagna agendo in prima persona le competenze e le emozioni che desidera che egli osservi e che assimili attraverso l’ascolto attivo, la percezione sensoriale, l’osservazione, la relazione, l’imitazione, la riproduzione spontanea, l’introspezione e il pensiero (learning by doing).

Le competenze del bambino sono acquisite grazie alla pratica costante, alla costruzione della fiducia tra bambino e attore informale e grazie alla cura che il bambino sente di ricevere dallo stesso.

Per realizzare una progettazione educativa fondata sulla metodologia di BimboTeatro è necessario che l’attore informale sia una guida in possesso di competenze specifiche: l’energia e la motivazione a mettersi in gioco, l’empatia,  l’attitudine al cambiamento, alla ricerca e alla sperimentazione, la conoscenza delle principali teorie dell’apprendimento e  della psicologia evolutiva, la capacità di utilizzare gli strumenti operativi di BimboTeatro.

Poiché lo scopo dei laboratori non vuol essere quello di preparare i bambini a diventare attori precoci o aiutare i genitori o gli insegnanti a far crescere piccoli attori, ma quello di guidare i bambini verso la partecipazione attiva al laboratorio per esplorare e sperimentare infinite potenzialità espressive, è necessario considerare le differenti fasce d’età verso cui l’attore informale elabora una progettazione educativa.

Le diverse età richiedono differenti tipologie di lavoro poiché l’apprendimento si realizza in modo differente: i bambini da zero a tre anni traggono il massimo beneficio dal dialogo emozionale  instaurato con l’attore informale che propone stimoli ai bambini e raccoglie stimoli dai bambini per trasformarli in azioni strutturate che diverranno parte integrante del laboratorio; dai tre ai sei anni l’attore informale, dopo aver instaurato il dialogo emozionale, lavora con la meta-fiaba, cioè con la fiaba che riflette su se stessa, invitando i bambini a riflettere attivamente sui significati attraverso forme e linguaggi espressivi globali.

BimboTeatro, una metodologia e non un metodo. La pratica laboratoriale basata sulla sperimentazione continua.

Dopo molti anni di lavoro con i bambini ho collezionato prassi e azioni educative che avanzano naturalmente verso il piacere e il benessere del bambino.

Collezionare però non vuol dire codificare; non significa per me creare un metodo chiuso e preconfezionato di lavoro. Il laboratorio non è un procedimento che segue criteri sistematici in vista di un prodotto da ottenere o un risultato da raggiungere; la prassi educativa basata sulla metodologia di BimboTeatro vuol essere invece una sperimentazione continua  per lo sviluppo delle conoscenze nell’ambito del teatro d’Infanzia e delle sue potenzialità.

Il laboratorio perform-attivo si realizza attraverso l’immersione del bambino nel flusso del linguaggio teatrale, immersione che sviluppa un assorbimento naturale verso le competenze relazionali, comunicative, emozionali e linguistiche che sono alla base del teatro.

Lavorare costantemente alla progettazione educativa dei laboratori significa, contrariamente alla strutturazione di un metodo, avere l’opportunità di lavorare a una metodologia sperimentale che sappia seguire una struttura ben definita e, allo stesso tempo, valorizzare il flusso del momento presente, rispettare le differenze individuali, i tempi e le potenzialità di ciascun bambino all’interno della sua comunità di appartenenza.

Dal facciamo finta di …al gioco creativo

ovvero il Teatro come mediatore del percorso che va dal gioco simbolico al gioco creativo.

 “Facciamo finta di…” la formula magica trasforma il mondo!

Il gioco del teatro è il gioco che inizia sempre con una formula magica attraverso cui la mimesi da vita allo sviluppo della creatività e del problem solving.

In un interessante libro dedicato al lavoro dello psicopedagogista israeliano Feuerstein (Come stimolare giorno per giorno l’intelligenza dei vostri bambini, N. Laniado, Ed. Red), si descrive, a mio avviso molto efficacemente, la funzione del gioco del far finta di come una funzione imprescindibile per lo sviluppo del pensiero simbolico e di quello laterale o divergente.

“Nononostante la sintassi claudicante” sostiene l’autrice “la frase annuncia l’inizio di un momento cruciale nello sviluppo intellettivo del bambino: il suo pensiero da concreto diventa simbolico, per la prima volta s’inerpica sul percorso instabile delle ipotesi, attinge al magma delle proprie emozioni, si lascia sollevare dalla sua creatività”.

Quando i bambini fanno finta di devono essere flessibili sostituendo un oggetto che non hanno con un altro. Facendo finta di, i bambini ricorrono al pensiero simbolico, sviluppano l’empatia, l’intelligenza emotiva, la capacità di immedesimarsi nella situazione psicologica dell’altro.

Nel gioco simbolico i bambini imparano a usare una cosa per rappresentarne un’altra separando il significato di un oggetto dallo stesso e dandogli un’identità che non è reale,: queste azioni accompagnano la nascita del pensiero astratto.

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Nei laboratori di BimboTeatro il gioco del far finta di è la struttura portante del lavoro ed è un lavoro che impegna il bambino da tutti i punti di vista: corporeo, sensoriale, linguistico ed emozionale. Giochi che sembrano scontati per noi adulti sono un’impresa straordinaria per il bambino che muoverà, pian piano, alla conquista del pensiero ipotetico.

Nei labotratori di BimboTeatro, attraverso il gioco simbolico (che inizia a svilupparsi dai 2 anni in poi ma che è in nuce sin dai primi anni), si stimola la formazione di modelli di situazioni che i bambini utilizzano per mettere in atto delle simulazioni che potranno poi generalizzare ed estendere a situazioni concrete della loro vita.

Verso i 4 anni il gioco del far finta di assume una funzione importantissima: imparare a mettersi nei panni dell’altro. Il bambino che gioca e acquisisce questa capacità riesce anche a immedesimarsi nella situazione psicologica di un’altra persona, a condividerne i sentimenti e conoscere l’altro sé e gli stati più profondi dell’inconscio (Melanie Klein 1882-1960). Lo sbocco naturale del gioco del far finta di, in cui i piccoli attraverso la mimesi imitano quello che vedono è il gioco creativo.

Il gioco creativo segna un momento importante nello sviluppo intellettivo del bambino che inizia a comporre insieme frammenti di realtà che conoscono e creano qualcosa di nuovo: una storia, un disegno, un movimento corporeo. Il gioco creativo permette quindi di passare dal pensiero verticale, che consiste nell’applicazione di schemi rigidi e consolidati di ragionamento legati ad abitudine, routine, esperienze, al pensiero laterale o divergente.

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Lo psicologo inglese Edward De Bono 1967 coniò il termine pensiero laterale definendolo come il pensiero che “permette di passare da uno schema di ragionamento all’altro, di guardare i problemi in modo nuovo, di muoversi in direzioni non esplorate e non considerate, di aggirare ostacoli, di assumere una nuova prospettiva, di esaminare tutte le alternative, di rompere forme di ragionamento rigide e familiari”.

Fare teatro attraverso la pedagogia sperimentale consente al bambino di fare sperimentazione sulle sue risorse espressive e su nuove strategie comunicative consentendogli di vivere un’esperienza formativa gratificante perché ricca di emozioni e spunti creativi da giocare attraverso l’utilizzo di un linguaggio artistico globale.

La metodologia di BimboTeatro si basa sulla ripetizione e variazione: attraverso la proposta di una struttura rassicurante e ripetitiva, il bambino all’interno dello spazio della storia è chiamato ad esprimere pienamente la propria unicità e individualità.

Il bambino, la relazione, l’emozione.

“Nel momento in cui la madre vede il bambino per la prima volta ed entra in contatto con lui, ha inizio la potenzialità di un processo attraverso il quale si stabilisce il Sé di una persona” (H. Kohut, 1978). 

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Fin dalla nascita ogni bambino è coinvolto in una relazione che rimanda emozioni.

L’evoluzione affettiva e cognitiva è legata alle relazioni; al momento della sua nascita il nostro bambino insatura un rapporto con il mondo attraverso la figura della mamma.

Secondo Winnicott ognuno esiste solo perché parte di una relazione e, le sue possibilità di vivere e svilupparsi, dipendono totalmente dal soddisfacimento del bisogno primario di attaccamento e appartenenza a un altro che si prenda cura di lui e gli dia qual senso di sicurezza e intimità che sono basilari per sua la crescita (D. Winnicott, 1974).

Secondo lo studioso inglese, le interazioni tra la mamma e il bambino sono possibili perché alla nascita il bambino è competente, è già presente in lui una capacità d’intersoggettività molto prima che il bambino sia capace di comunicazione verbale e di elaborazioni simboliche.

Trevarthen la definisce intersoggettività primaria testimoniata dalla capacità d’imitazione precoce che ha il neonato (C. Trevarthen, 1997) ed è una competenza geneticamente determinata; Stern sostiene che il bambino è attivo nella relazione fin dalla nascita, accoglie e stimola interazioni, ed ha un’innata predisposizione a fare esperienze affettive (D. Stern, 1987).

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Già negli anni ’50, John Bowlby, pone in evidenza che la nascita è un momento critico per lo sviluppo della personalità del bambino e sottolinea l’importanza dell’attaccamento tra il neonato e l’adulto: da una buona attivazione di questi processi dipenderà l’evoluzione di tutta la vita psichica e relazionale futura del nostro bambino. Importantissimo sarà lo sviluppo delle qualità emozionali e umane, l’empatia, la competenza di connessione affettiva ed emozionale che garantiscono una base sicura (J. Bowlby, 1989). Ancora, secondo Stern, quando la libera espressione del Sé del bambino e degli affetti incontra umiliazione, condanna o rifiuto, il bambino imparerà a bloccare le emozioni irrigidendo i muscoli espressivi dell’emozione negata (D. Stern, 1987) e soltanto attraverso un vero Sé il bambino vivrà il senso di unità e potrà rendere spontanei i suoi gesti, potrà aprire il suo cuore e rispettare fino in fondo le sue idee.

Winnicott sostiene che solo il vero Sé può essere creativo, solo il vero Sé può essere il luogo della prima azione creativa del bambino come un sorriso, una vocalizzazione, un movimento del corpo. Nella ripetizione dei gesti della mamma e del papà, il bambino non sta solo imitando ma, attraverso una variazione proposta dalla sua preziosa individualità, sta creando qualcosa di assolutamente originale avviandosi, sin da subito, ad allenare la sua potenzialità creativa. La mamma e il papà, in questi momenti unici, riconosceranno il loro ruolo che è quello di gioire, incoraggiare ogni gesto spontaneo e creativo, evitando in ogni modo di interferire con il loro controllo, il loro giudizio o con il modello di riferimento, perché tutto dipenderà dalla qualità del loro sostegno affettivo.

In questo processo in divenire, l’errore è un elemento importante della genitorialità. E’ dall’errore che bisogna ripartire quando s’incontrano ostacoli, l’errore diviene risorsa e forma di apprendimento che serve per la programmazione di altre scelte.

La relazione umana dunque è il segreto e “essere in relazione” è il segreto del teatro, strumento alchemico di conoscenza e trasformazione, grande alleato nel nostro cammino spirituale.

 

Winnicott D. W., Gioco e realtà, Armando, 1974

Treverthen C., Empatia e biologia, R. Cortina, 1997

Stern D.N., Il mondo interpersonale del bambino, Bollati Boringhieri, Torino, 1987

Bowlby J., Una base sicura, R. Cortina, 1989

Qual è il prezzo che paghiamo per una vita emozionale mal gestita?

BimboTeatro e il lavoro sulle abilità emozionali del bambino

Le abilità emozionali rappresentano la capacità del bambino di comprendere e gestire le proprie emozioni; queste rappresentano una componente molto importante dell’adattamento socio-affettivo del bambino in quanto, apprendendo strategie per fronteggiare le frustrazioni, la collera, le paure, lo sconforto, si hanno maggiori risorse per reagire alle avversità e stabilire relazioni positive con altre persone.

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I percorsi laboratoriali di BimboTeatro sono realizzati attraverso le fiabe agite, giochi teatrali e attività espressive che mi consentono di lavorare con le emozioni, esplorandole attraverso modalità giocose e incentrate sulla sperimentazione vissuta.

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Come sarebbe la nostra vita se fossimo incapaci di dare un nome alle emozioni che proviamo? Sarebbe arduo cercare di risolvere i problemi in cui ci imbattiamo nella vita di ogni giorno se non sapessimo identificare sentimenti di tristezza, rabbia, paura. Non solo sarebbe difficile scegliere la migliore linea d’azione di fronte alle difficoltà, ma sarebbe anche molto difficoltoso ottenere l’aiuto di altre persone. Saper attribuire un nome alle proprie emozioni e agirle, permetterà al bambino di riconoscere e comunicare i propri stati d’animo allenandolo a riconoscere in quale modo è probabile che una persona si senta in una data situazione, essere attenti all’espressione del viso e al linguaggio del corpo di coloro con i quali si interagisce, notare il tono di voce e saper cogliere gli aspetti rilevanti di una determinata situazione.

 

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Qual è il prezzo che paghiamo per una vita emozionale mal gestita? Il prezzo di una vita emozionale gestita male è evidente quando si considera quanta ansia e disperazione spesso si riscontra tra i bambini, quante difficoltà e sofferenze si verificano in molte relazioni, quante malattie psicosomatiche e disturbi correlati allo stress ci sono a causa della non capacità di gestire emozioni in modo corretto.

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Per alcuni bambini, il caos della loro vita interiore è talmente grande che non riescono, pur volendo, a concentrarsi sulla realtà esterna per cui fanno fatica a comprendere le informazioni fornite dalla scuola su quello che sta al di fuori della loro inquietudine. Con BimboTeatro studio e realizzo percorsi che permettono al bambino di giocare le emozioni, permettendogli di comprendere che le stesse sono parte integrante del nostro “essere umani” e che bisogna imparare a conoscerle.

 

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Il Teatro, nella sua forma più pura che è quella della conoscenza di sé e non della produzione della recita di fine anno, è uno strumento privilegiato per la costruzione di una sana educazione emozionale perché apre all’utilizzo di linguaggi artistici ed espressivi globali: la drammatizzazione, la narrazione, il disegno, la danza e il movimento creativo. Progettare e realizzare i laboratori di Bimboteatro mi permette di lavorare costantemente su queste attività così da consentire alle stesse di diventare mezzo espressivo e linguaggio per incanalare le emozioni dei bambini in un processo creativo e divertente.

Laboratorio di Teatro in fasce Dalla pelle al cuore

Meravigliosa scoperta e meravigliose emozioni mi porto dentro in questo laboratorio di teatro in fasce dedicato alle mamme, ai papà e i piccolissimi! Attraverso la pelle diventiamo esseri in grado di amare, scrive Ashley Montagu. Il teatro è un grande contenitore di linguaggi espressivi con il quale scoprire e allenare le infinite potenzialità individuali attraverso il corpo, la mente, i sensi e il cuore.Il corpo è interprete e protagonista della nostra storia, custodisce e racconta emozioni, interpreta vissuto e pensieri.

Laboratorio di Bimboteatro -Teatro in fasce- Dalla Pelle al cuore

Laboratorio di Bimboteatro -Teatro in fasce- Dalla Pelle al cuore

La voce è la nostra grande verità interiore: voce che accoglie, voce che nasconde, voce che opprime e voce che libera. Il laboratorio di BimboTeatro “Dalla pelle al cuore” dedicato alla fascia d’età zero a dodici mesi sostiene i genitori e i bambini nel processo di costruzione della relazione interpersonale per realizzare quella fiducia che Erik Erikson chiama «fiducia originaria», pilastro della personalità sana. I momenti irripetibili vissuti dopo la nascita possono portarci emozioni contrastanti, gioia e dolore, angoscia, senso di inadeguatezza ma anche estrema felicità. Agire queste emozioni attraverso il corpo e la voce della mamma e del papà, permette di lavorare sulla dimensione della scoperta, sull’incontro, sull’ascolto, sull’apertura dei sensi, sulla messa in gioco di pensiero-corpo-emozione nella relazione aprendo ad una conversazione in due direzioni con il nostro bambino, potenziando la missione infinitamente profonda che possediamo come genitori affinché dalle nostre vite emergano riserve ancora sconosciute di forza e capacità per la cura e l’accoglienza degli esseri umani.