L’attore informale e la sua missione. Essere felice

Essere un’attore informale di BimboTeatro, prima di tutto, è sentire il divino e realizzarlo attraverso se stessi. Artaud, nella sua opera Il teatro e il suo doppio, considera imprescindibile per l’attore ritrovare l’accezione mistica di cui il nostro teatro ha smarrito completamente il senso. Il lavoro fondamentale dell’attore informale è quello di officiare un rito, così come l’officiava l’attore primordiale, entrando in contatto con il sacro per evocare ed invocare le forze della vita mediante il potere magico della parola.

L’attore informale è creatore di eventi e di accadimenti che egli agisce con il corpo, nella continua tensione verso il divino, comunicando l’incomunicabile e esprimendo l’inesprimibile. La sua ricerca è tesa continuamente verso l’invisibile, verso l’alto, verso la luce ed è infinita. L’attore informale, in scena, deve cercare la felicità, è questa la sua missione, essere felice. Una felicità da trasmettere a chi ne è testimone, una felicità che egli cerca hic et nunc, nel suo spaziocon la sua comunità a cui dà energia e da cui prende energia.

L’attore informale ha il dovere di credere alle sue azioni e se per primo egli stesso non ci crede, di certo i bambini non potranno credergli. La ricerca è dentro di sé in un immenso silenzio che gli donerà qualcosa di vero da esprimere.

Il bambino, la relazione, l’emozione.

“Nel momento in cui la madre vede il bambino per la prima volta ed entra in contatto con lui, ha inizio la potenzialità di un processo attraverso il quale si stabilisce il Sé di una persona” (H. Kohut, 1978). 

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Fin dalla nascita ogni bambino è coinvolto in una relazione che rimanda emozioni.

L’evoluzione affettiva e cognitiva è legata alle relazioni; al momento della sua nascita il nostro bambino insatura un rapporto con il mondo attraverso la figura della mamma.

Secondo Winnicott ognuno esiste solo perché parte di una relazione e, le sue possibilità di vivere e svilupparsi, dipendono totalmente dal soddisfacimento del bisogno primario di attaccamento e appartenenza a un altro che si prenda cura di lui e gli dia qual senso di sicurezza e intimità che sono basilari per sua la crescita (D. Winnicott, 1974).

Secondo lo studioso inglese, le interazioni tra la mamma e il bambino sono possibili perché alla nascita il bambino è competente, è già presente in lui una capacità d’intersoggettività molto prima che il bambino sia capace di comunicazione verbale e di elaborazioni simboliche.

Trevarthen la definisce intersoggettività primaria testimoniata dalla capacità d’imitazione precoce che ha il neonato (C. Trevarthen, 1997) ed è una competenza geneticamente determinata; Stern sostiene che il bambino è attivo nella relazione fin dalla nascita, accoglie e stimola interazioni, ed ha un’innata predisposizione a fare esperienze affettive (D. Stern, 1987).

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Già negli anni ’50, John Bowlby, pone in evidenza che la nascita è un momento critico per lo sviluppo della personalità del bambino e sottolinea l’importanza dell’attaccamento tra il neonato e l’adulto: da una buona attivazione di questi processi dipenderà l’evoluzione di tutta la vita psichica e relazionale futura del nostro bambino. Importantissimo sarà lo sviluppo delle qualità emozionali e umane, l’empatia, la competenza di connessione affettiva ed emozionale che garantiscono una base sicura (J. Bowlby, 1989). Ancora, secondo Stern, quando la libera espressione del Sé del bambino e degli affetti incontra umiliazione, condanna o rifiuto, il bambino imparerà a bloccare le emozioni irrigidendo i muscoli espressivi dell’emozione negata (D. Stern, 1987) e soltanto attraverso un vero Sé il bambino vivrà il senso di unità e potrà rendere spontanei i suoi gesti, potrà aprire il suo cuore e rispettare fino in fondo le sue idee.

Winnicott sostiene che solo il vero Sé può essere creativo, solo il vero Sé può essere il luogo della prima azione creativa del bambino come un sorriso, una vocalizzazione, un movimento del corpo. Nella ripetizione dei gesti della mamma e del papà, il bambino non sta solo imitando ma, attraverso una variazione proposta dalla sua preziosa individualità, sta creando qualcosa di assolutamente originale avviandosi, sin da subito, ad allenare la sua potenzialità creativa. La mamma e il papà, in questi momenti unici, riconosceranno il loro ruolo che è quello di gioire, incoraggiare ogni gesto spontaneo e creativo, evitando in ogni modo di interferire con il loro controllo, il loro giudizio o con il modello di riferimento, perché tutto dipenderà dalla qualità del loro sostegno affettivo.

In questo processo in divenire, l’errore è un elemento importante della genitorialità. E’ dall’errore che bisogna ripartire quando s’incontrano ostacoli, l’errore diviene risorsa e forma di apprendimento che serve per la programmazione di altre scelte.

La relazione umana dunque è il segreto e “essere in relazione” è il segreto del teatro, strumento alchemico di conoscenza e trasformazione, grande alleato nel nostro cammino spirituale.

 

Winnicott D. W., Gioco e realtà, Armando, 1974

Treverthen C., Empatia e biologia, R. Cortina, 1997

Stern D.N., Il mondo interpersonale del bambino, Bollati Boringhieri, Torino, 1987

Bowlby J., Una base sicura, R. Cortina, 1989

Qual è il prezzo che paghiamo per una vita emozionale mal gestita?

BimboTeatro e il lavoro sulle abilità emozionali del bambino

Le abilità emozionali rappresentano la capacità del bambino di comprendere e gestire le proprie emozioni; queste rappresentano una componente molto importante dell’adattamento socio-affettivo del bambino in quanto, apprendendo strategie per fronteggiare le frustrazioni, la collera, le paure, lo sconforto, si hanno maggiori risorse per reagire alle avversità e stabilire relazioni positive con altre persone.

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I percorsi laboratoriali di BimboTeatro sono realizzati attraverso le fiabe agite, giochi teatrali e attività espressive che mi consentono di lavorare con le emozioni, esplorandole attraverso modalità giocose e incentrate sulla sperimentazione vissuta.

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Come sarebbe la nostra vita se fossimo incapaci di dare un nome alle emozioni che proviamo? Sarebbe arduo cercare di risolvere i problemi in cui ci imbattiamo nella vita di ogni giorno se non sapessimo identificare sentimenti di tristezza, rabbia, paura. Non solo sarebbe difficile scegliere la migliore linea d’azione di fronte alle difficoltà, ma sarebbe anche molto difficoltoso ottenere l’aiuto di altre persone. Saper attribuire un nome alle proprie emozioni e agirle, permetterà al bambino di riconoscere e comunicare i propri stati d’animo allenandolo a riconoscere in quale modo è probabile che una persona si senta in una data situazione, essere attenti all’espressione del viso e al linguaggio del corpo di coloro con i quali si interagisce, notare il tono di voce e saper cogliere gli aspetti rilevanti di una determinata situazione.

 

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Qual è il prezzo che paghiamo per una vita emozionale mal gestita? Il prezzo di una vita emozionale gestita male è evidente quando si considera quanta ansia e disperazione spesso si riscontra tra i bambini, quante difficoltà e sofferenze si verificano in molte relazioni, quante malattie psicosomatiche e disturbi correlati allo stress ci sono a causa della non capacità di gestire emozioni in modo corretto.

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Per alcuni bambini, il caos della loro vita interiore è talmente grande che non riescono, pur volendo, a concentrarsi sulla realtà esterna per cui fanno fatica a comprendere le informazioni fornite dalla scuola su quello che sta al di fuori della loro inquietudine. Con BimboTeatro studio e realizzo percorsi che permettono al bambino di giocare le emozioni, permettendogli di comprendere che le stesse sono parte integrante del nostro “essere umani” e che bisogna imparare a conoscerle.

 

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Il Teatro, nella sua forma più pura che è quella della conoscenza di sé e non della produzione della recita di fine anno, è uno strumento privilegiato per la costruzione di una sana educazione emozionale perché apre all’utilizzo di linguaggi artistici ed espressivi globali: la drammatizzazione, la narrazione, il disegno, la danza e il movimento creativo. Progettare e realizzare i laboratori di Bimboteatro mi permette di lavorare costantemente su queste attività così da consentire alle stesse di diventare mezzo espressivo e linguaggio per incanalare le emozioni dei bambini in un processo creativo e divertente.