Da settembre ripartono i corsi di BimboTeatro

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Il teatro è il luogo di tutte le ipotesi: esso può dare le chiavi per entrare nella realtà attraverso strade nuove. Aiuta i bambini a conoscere il mondo e le proprie emozioni prendendosi cura del pensiero infantile.

Sono fermamente convinta che prendersi cura del pensiero infantile sia uno delle responsabilità maggiori di chi lavora con i bambini e di chi è a contatto con loro.
Per farlo è necessario innanzitutto conoscerne le caratteristiche di base che sono:
la concretezza, la magia, la corporeità.

Micro-nido C’era una volta – Centro pilota BimboTeatro

TeatroLab conferisce al Micro-nido C’ERA UNA VOLTA la qualifica di Centro pilota BimboTeatro.

Il Centro pilota BimboTeatro si propone di utilizzare il potenziale educativo del teatro sia all’interno della normale prassi educativa, sia nella progettazione e realizzazione di percorsi laboratoriali che facciano uso di linguaggi e tecniche dell’arte teatrale al fine di dare una nuova e più consapevole vita al quotidiano nel nido d’infanzia.

Il Centro pilota BimboTeatro, attraverso processi di ricerca condivisa, attinge all’ambito della “teatralità” per una gestione più consapevole ed efficace della dimensione emotiva, relazionale e cognitiva del bambino.

Nido d’infanzia Totem – Centro pilota BimboTeatro

TeatroLab conferisce al Nido d’infanzia TOTEM la qualifica di Centro pilota BimboTeatro.

Il Centro pilota BimboTeatro si propone di utilizzare il potenziale educativo del teatro sia all’interno della normale prassi educativa, sia nella progettazione e realizzazione di percorsi laboratoriali che facciano uso di linguaggi e tecniche dell’arte teatrale al fine di dare una nuova e più consapevole vita al quotidiano nel nido d’infanzia.

Il Centro pilota BimboTeatro, attraverso processi di ricerca condivisa, attinge all’ambito della “teatralità” per una gestione più consapevole ed efficace della dimensione emotiva, relazionale e cognitiva del bambino.

L’attore informale e la sua missione. Essere felice

Essere un’attore informale di BimboTeatro, prima di tutto, è sentire il divino e realizzarlo attraverso se stessi. Artaud, nella sua opera Il teatro e il suo doppio, considera imprescindibile per l’attore ritrovare l’accezione mistica di cui il nostro teatro ha smarrito completamente il senso. Il lavoro fondamentale dell’attore informale è quello di officiare un rito, così come l’officiava l’attore primordiale, entrando in contatto con il sacro per evocare ed invocare le forze della vita mediante il potere magico della parola.

L’attore informale è creatore di eventi e di accadimenti che egli agisce con il corpo, nella continua tensione verso il divino, comunicando l’incomunicabile e esprimendo l’inesprimibile. La sua ricerca è tesa continuamente verso l’invisibile, verso l’alto, verso la luce ed è infinita. L’attore informale, in scena, deve cercare la felicità, è questa la sua missione, essere felice. Una felicità da trasmettere a chi ne è testimone, una felicità che egli cerca hic et nunc, nel suo spaziocon la sua comunità a cui dà energia e da cui prende energia.

L’attore informale ha il dovere di credere alle sue azioni e se per primo egli stesso non ci crede, di certo i bambini non potranno credergli. La ricerca è dentro di sé in un immenso silenzio che gli donerà qualcosa di vero da esprimere.

Attore informale e dialogo emozionale. Il filo conduttore dei laboratori di BimboTeatro

Il filo conduttore della pratica laboratoriale di BimboTeatro è l’attore informale, una guida che  realizza un dialogo emozionale e che trasporti il bambino dentro il gioco del teatro, attraverso la costruzione di una relazione affettiva.

Assumere il ruolo di attore informale significa guidare il bambino con la propria energia, il proprio esempio, in una parola il proprio essere.

Il dialogo emozionale instaurato dall’attore informale col bambino è un dialogo affettivo, empatico, un processo capace di creare un forte legame interpersonale.

L’attore informale è una guida che non cala contenuti dall’alto, non riempie di nozioni o competenze né tantomeno richiede al bambino dei livelli di prestazioni al fine di verificare quanto il bambino sia “un bravo attore”, ma lo accompagna agendo in prima persona le competenze e le emozioni che desidera che egli osservi e che assimili attraverso l’ascolto attivo, la percezione sensoriale, l’osservazione, la relazione, l’imitazione, la riproduzione spontanea, l’introspezione e il pensiero (learning by doing).

Le competenze del bambino sono acquisite grazie alla pratica costante, alla costruzione della fiducia tra bambino e attore informale e grazie alla cura che il bambino sente di ricevere dallo stesso.

Per realizzare una progettazione educativa fondata sulla metodologia di BimboTeatro è necessario che l’attore informale sia una guida in possesso di competenze specifiche: l’energia e la motivazione a mettersi in gioco, l’empatia,  l’attitudine al cambiamento, alla ricerca e alla sperimentazione, la conoscenza delle principali teorie dell’apprendimento e  della psicologia evolutiva, la capacità di utilizzare gli strumenti operativi di BimboTeatro.

Poiché lo scopo dei laboratori non vuol essere quello di preparare i bambini a diventare attori precoci o aiutare i genitori o gli insegnanti a far crescere piccoli attori, ma quello di guidare i bambini verso la partecipazione attiva al laboratorio per esplorare e sperimentare infinite potenzialità espressive, è necessario considerare le differenti fasce d’età verso cui l’attore informale elabora una progettazione educativa.

Le diverse età richiedono differenti tipologie di lavoro poiché l’apprendimento si realizza in modo differente: i bambini da zero a tre anni traggono il massimo beneficio dal dialogo emozionale  instaurato con l’attore informale che propone stimoli ai bambini e raccoglie stimoli dai bambini per trasformarli in azioni strutturate che diverranno parte integrante del laboratorio; dai tre ai sei anni l’attore informale, dopo aver instaurato il dialogo emozionale, lavora con la meta-fiaba, cioè con la fiaba che riflette su se stessa, invitando i bambini a riflettere attivamente sui significati attraverso forme e linguaggi espressivi globali.

BimboTeatro, una metodologia e non un metodo. La pratica laboratoriale basata sulla sperimentazione continua.

Dopo molti anni di lavoro con i bambini ho collezionato prassi e azioni educative che avanzano naturalmente verso il piacere e il benessere del bambino.

Collezionare però non vuol dire codificare; non significa per me creare un metodo chiuso e preconfezionato di lavoro. Il laboratorio non è un procedimento che segue criteri sistematici in vista di un prodotto da ottenere o un risultato da raggiungere; la prassi educativa basata sulla metodologia di BimboTeatro vuol essere invece una sperimentazione continua  per lo sviluppo delle conoscenze nell’ambito del teatro d’Infanzia e delle sue potenzialità.

Il laboratorio perform-attivo si realizza attraverso l’immersione del bambino nel flusso del linguaggio teatrale, immersione che sviluppa un assorbimento naturale verso le competenze relazionali, comunicative, emozionali e linguistiche che sono alla base del teatro.

Lavorare costantemente alla progettazione educativa dei laboratori significa, contrariamente alla strutturazione di un metodo, avere l’opportunità di lavorare a una metodologia sperimentale che sappia seguire una struttura ben definita e, allo stesso tempo, valorizzare il flusso del momento presente, rispettare le differenze individuali, i tempi e le potenzialità di ciascun bambino all’interno della sua comunità di appartenenza.

La formazione …prima di tutto una rivoluzione personale!

Sono davvero entusiasta del lavoro e dell’impegno profuso per riuscire a realizzare uno degli obiettivi più importanti per BimboTeatro: la formazione!

Sì, perché quando si parla di educazione e di teatro, la formazione è alla base della crescita personale.

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La pedagogia teatrale d’infanzia non è una tecnica né una serie di esercizi da appuntare sul quaderno e da ripetere quasi fosse un “copione”. La pedagogia teatrale d’infanzia è uno stile di vita, un senso che cerchi ogni giorno nelle cose che fai, uno spirito di ricerca che ti porta a confrontarti sempre con nuove sfide e conoscenze, nuove persone con cui poter davvero condividere spazi emozionali che arricchiscono e fanno crescere!

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Sono aperte le iscrizioni al Corso di perfezionamento in Teatro d’infanzia basato sulla metodologia di Bimboteatro, un’opportunità per tutti quelli che sentono la necessità di ritagliarsi uno spazio per sé, uno spazio che rigeneri e che gratifichi, uno spazio di ricerca e di scoperta personale!

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Rifletteremo insieme sul linguaggio teatrale d’infanzia come strumento educativo ed espressivo, come strumento di trasformazione personale che contribuisce a realizzare quelli che sono gli obiettivi principali per una comunità di bambini armoniosa e felice.

Affinché il bambino sia felice c’è bisogno di un adulto che lo sia ancor prima, un adulto realizzato che sappia come non lasciarsi condizionare dagli stereotipi del ruolo, impegnandosi a lavorare con serietà ma anche con ironia, leggerezza e tanta voglia di mettersi in gioco e fare esperienze che arricchiscano il suo cammino professionale.

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Scopriremo insieme che l’ascolto è alla base di qualsiasi laboratorio teatrale per bambini e che la scoperta è già essa stessa motore del cambiamento poiché pone in un clima di lavoro non competitivo, privo di giudizio e di tensione che porta, come in un circolo virtuoso, a creare una energia benefica che coinvolge tutti per ricontattare le risorse e le potenzialità creative più intime che sono già dentro ciascuno di noi …dobbiamo solo spolverarle e lucidarle ed esse ci appariranno in tutto il loro splendore!

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BimboTeatro e la formazione universitaria

La grande novità di quest’anno!

La metodologia BimboTeatro è alla base del Corso di Perfezionamento universitario di 500 ore – 20 CFU in Teatro d’infanzia

L’Università Telematica Leonardo da Vinci, campus online dell’Università degli Studi G. d’Annunzio di Chieti-Pescara, in convenzione con TeatroLab, ha attivato per l’anno accademico 2016-17 il Corso di Perfezionamento e aggiornamento professionale in “Teatro d’infanzia. Per una pedagogia dell’ascolto”.

Il corso, coordinato dal prof. Saverio Santamaita, è stato deliberato con Decreto rettorale n. 10 del 21.12.2016. Dal 22 dicembre scorso è possibile iscriversi fino al 31 gennaio 2017 (scadenza prorogabile su richiesta).

Ulteriori novità di quest’anno sono:

  • la possibilità di seguire il corso in modalità blended (in parte online e in parte in presenza);
  • la possibilità di attivare la parte in presenza presso altre sedi in Italia (Bergamo, Venezia, Roma, Napoli, Palermo, Ragusa);
  • la grande opportunità per gli insegnanti di poter beneficiare del bonus docente messo a disposizione dal MIUR.

Il corso è rivolto a tutti i diplomati e ai laureati in tutte le discipline del nuovo e vecchio ordinamento, agli insegnanti in formazione o in servizio della scuola primaria e della scuola dell’infanzia, a quanti aspirano all’insegnamento nella scuola pubblica e privata, ai pedagogisti, agli educatori degli asili nido, ai formatori ed a quanti intendono avviarsi alle relative funzioni in strutture pubbliche e private. Il Corso si rivolge altresì a quanti siano interessati a conseguire crediti (CFU) da utilizzare nei nuovi percorsi per la formazione degli insegnanti (TFA, laurea magistrale, ecc.). Ai sensi della normativa vigente per ogni Corso di Perfezionamento di durata annuale (corrispondenti a 500 ore e 20 CFU), con esame finale, coerente con gli insegnamenti ai quali si riferisce la graduatoria, sono attribuiti punti 1.

visita la pagina web per ulteriori informazioni e iscrizioni

SCHEDA RIEPILOGATIVA

Durata del Corso: 500 ore – 20 CFU
Inizio delle Attività Didattiche: Febbraio 2017
Termine previsto: Luglio 2017
Erogazione didattica: on-line tramite piattaforma telematica e n. 2 workshop intensivi in presenza
Attribuzione graduatoria insegnanti: 1 punto
Carta del docente: il corso è acquistabile con il bonus docente
Quota di iscrizione: € 350,00
Scadenza iscrizioni: 31 gennaio 2017
Compatibilità: l’iscrizione al corso è compatibile con l’iscrizione ad altri corsi e master universitari e corsi di laurea

Dal facciamo finta di …al gioco creativo

ovvero il Teatro come mediatore del percorso che va dal gioco simbolico al gioco creativo.

 “Facciamo finta di…” la formula magica trasforma il mondo!

Il gioco del teatro è il gioco che inizia sempre con una formula magica attraverso cui la mimesi da vita allo sviluppo della creatività e del problem solving.

In un interessante libro dedicato al lavoro dello psicopedagogista israeliano Feuerstein (Come stimolare giorno per giorno l’intelligenza dei vostri bambini, N. Laniado, Ed. Red), si descrive, a mio avviso molto efficacemente, la funzione del gioco del far finta di come una funzione imprescindibile per lo sviluppo del pensiero simbolico e di quello laterale o divergente.

“Nononostante la sintassi claudicante” sostiene l’autrice “la frase annuncia l’inizio di un momento cruciale nello sviluppo intellettivo del bambino: il suo pensiero da concreto diventa simbolico, per la prima volta s’inerpica sul percorso instabile delle ipotesi, attinge al magma delle proprie emozioni, si lascia sollevare dalla sua creatività”.

Quando i bambini fanno finta di devono essere flessibili sostituendo un oggetto che non hanno con un altro. Facendo finta di, i bambini ricorrono al pensiero simbolico, sviluppano l’empatia, l’intelligenza emotiva, la capacità di immedesimarsi nella situazione psicologica dell’altro.

Nel gioco simbolico i bambini imparano a usare una cosa per rappresentarne un’altra separando il significato di un oggetto dallo stesso e dandogli un’identità che non è reale,: queste azioni accompagnano la nascita del pensiero astratto.

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Nei laboratori di BimboTeatro il gioco del far finta di è la struttura portante del lavoro ed è un lavoro che impegna il bambino da tutti i punti di vista: corporeo, sensoriale, linguistico ed emozionale. Giochi che sembrano scontati per noi adulti sono un’impresa straordinaria per il bambino che muoverà, pian piano, alla conquista del pensiero ipotetico.

Nei labotratori di BimboTeatro, attraverso il gioco simbolico (che inizia a svilupparsi dai 2 anni in poi ma che è in nuce sin dai primi anni), si stimola la formazione di modelli di situazioni che i bambini utilizzano per mettere in atto delle simulazioni che potranno poi generalizzare ed estendere a situazioni concrete della loro vita.

Verso i 4 anni il gioco del far finta di assume una funzione importantissima: imparare a mettersi nei panni dell’altro. Il bambino che gioca e acquisisce questa capacità riesce anche a immedesimarsi nella situazione psicologica di un’altra persona, a condividerne i sentimenti e conoscere l’altro sé e gli stati più profondi dell’inconscio (Melanie Klein 1882-1960). Lo sbocco naturale del gioco del far finta di, in cui i piccoli attraverso la mimesi imitano quello che vedono è il gioco creativo.

Il gioco creativo segna un momento importante nello sviluppo intellettivo del bambino che inizia a comporre insieme frammenti di realtà che conoscono e creano qualcosa di nuovo: una storia, un disegno, un movimento corporeo. Il gioco creativo permette quindi di passare dal pensiero verticale, che consiste nell’applicazione di schemi rigidi e consolidati di ragionamento legati ad abitudine, routine, esperienze, al pensiero laterale o divergente.

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Lo psicologo inglese Edward De Bono 1967 coniò il termine pensiero laterale definendolo come il pensiero che “permette di passare da uno schema di ragionamento all’altro, di guardare i problemi in modo nuovo, di muoversi in direzioni non esplorate e non considerate, di aggirare ostacoli, di assumere una nuova prospettiva, di esaminare tutte le alternative, di rompere forme di ragionamento rigide e familiari”.

Fare teatro attraverso la pedagogia sperimentale consente al bambino di fare sperimentazione sulle sue risorse espressive e su nuove strategie comunicative consentendogli di vivere un’esperienza formativa gratificante perché ricca di emozioni e spunti creativi da giocare attraverso l’utilizzo di un linguaggio artistico globale.

La metodologia di BimboTeatro si basa sulla ripetizione e variazione: attraverso la proposta di una struttura rassicurante e ripetitiva, il bambino all’interno dello spazio della storia è chiamato ad esprimere pienamente la propria unicità e individualità.

Il bambino, la relazione, l’emozione.

“Nel momento in cui la madre vede il bambino per la prima volta ed entra in contatto con lui, ha inizio la potenzialità di un processo attraverso il quale si stabilisce il Sé di una persona” (H. Kohut, 1978). 

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Fin dalla nascita ogni bambino è coinvolto in una relazione che rimanda emozioni.

L’evoluzione affettiva e cognitiva è legata alle relazioni; al momento della sua nascita il nostro bambino insatura un rapporto con il mondo attraverso la figura della mamma.

Secondo Winnicott ognuno esiste solo perché parte di una relazione e, le sue possibilità di vivere e svilupparsi, dipendono totalmente dal soddisfacimento del bisogno primario di attaccamento e appartenenza a un altro che si prenda cura di lui e gli dia qual senso di sicurezza e intimità che sono basilari per sua la crescita (D. Winnicott, 1974).

Secondo lo studioso inglese, le interazioni tra la mamma e il bambino sono possibili perché alla nascita il bambino è competente, è già presente in lui una capacità d’intersoggettività molto prima che il bambino sia capace di comunicazione verbale e di elaborazioni simboliche.

Trevarthen la definisce intersoggettività primaria testimoniata dalla capacità d’imitazione precoce che ha il neonato (C. Trevarthen, 1997) ed è una competenza geneticamente determinata; Stern sostiene che il bambino è attivo nella relazione fin dalla nascita, accoglie e stimola interazioni, ed ha un’innata predisposizione a fare esperienze affettive (D. Stern, 1987).

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Già negli anni ’50, John Bowlby, pone in evidenza che la nascita è un momento critico per lo sviluppo della personalità del bambino e sottolinea l’importanza dell’attaccamento tra il neonato e l’adulto: da una buona attivazione di questi processi dipenderà l’evoluzione di tutta la vita psichica e relazionale futura del nostro bambino. Importantissimo sarà lo sviluppo delle qualità emozionali e umane, l’empatia, la competenza di connessione affettiva ed emozionale che garantiscono una base sicura (J. Bowlby, 1989). Ancora, secondo Stern, quando la libera espressione del Sé del bambino e degli affetti incontra umiliazione, condanna o rifiuto, il bambino imparerà a bloccare le emozioni irrigidendo i muscoli espressivi dell’emozione negata (D. Stern, 1987) e soltanto attraverso un vero Sé il bambino vivrà il senso di unità e potrà rendere spontanei i suoi gesti, potrà aprire il suo cuore e rispettare fino in fondo le sue idee.

Winnicott sostiene che solo il vero Sé può essere creativo, solo il vero Sé può essere il luogo della prima azione creativa del bambino come un sorriso, una vocalizzazione, un movimento del corpo. Nella ripetizione dei gesti della mamma e del papà, il bambino non sta solo imitando ma, attraverso una variazione proposta dalla sua preziosa individualità, sta creando qualcosa di assolutamente originale avviandosi, sin da subito, ad allenare la sua potenzialità creativa. La mamma e il papà, in questi momenti unici, riconosceranno il loro ruolo che è quello di gioire, incoraggiare ogni gesto spontaneo e creativo, evitando in ogni modo di interferire con il loro controllo, il loro giudizio o con il modello di riferimento, perché tutto dipenderà dalla qualità del loro sostegno affettivo.

In questo processo in divenire, l’errore è un elemento importante della genitorialità. E’ dall’errore che bisogna ripartire quando s’incontrano ostacoli, l’errore diviene risorsa e forma di apprendimento che serve per la programmazione di altre scelte.

La relazione umana dunque è il segreto e “essere in relazione” è il segreto del teatro, strumento alchemico di conoscenza e trasformazione, grande alleato nel nostro cammino spirituale.

 

Winnicott D. W., Gioco e realtà, Armando, 1974

Treverthen C., Empatia e biologia, R. Cortina, 1997

Stern D.N., Il mondo interpersonale del bambino, Bollati Boringhieri, Torino, 1987

Bowlby J., Una base sicura, R. Cortina, 1989