Il bambino, la relazione, l’emozione.

“Nel momento in cui la madre vede il bambino per la prima volta ed entra in contatto con lui, ha inizio la potenzialità di un processo attraverso il quale si stabilisce il Sé di una persona” (H. Kohut, 1978). 

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Fin dalla nascita ogni bambino è coinvolto in una relazione che rimanda emozioni.

L’evoluzione affettiva e cognitiva è legata alle relazioni; al momento della sua nascita il nostro bambino insatura un rapporto con il mondo attraverso la figura della mamma.

Secondo Winnicott ognuno esiste solo perché parte di una relazione e, le sue possibilità di vivere e svilupparsi, dipendono totalmente dal soddisfacimento del bisogno primario di attaccamento e appartenenza a un altro che si prenda cura di lui e gli dia qual senso di sicurezza e intimità che sono basilari per sua la crescita (D. Winnicott, 1974).

Secondo lo studioso inglese, le interazioni tra la mamma e il bambino sono possibili perché alla nascita il bambino è competente, è già presente in lui una capacità d’intersoggettività molto prima che il bambino sia capace di comunicazione verbale e di elaborazioni simboliche.

Trevarthen la definisce intersoggettività primaria testimoniata dalla capacità d’imitazione precoce che ha il neonato (C. Trevarthen, 1997) ed è una competenza geneticamente determinata; Stern sostiene che il bambino è attivo nella relazione fin dalla nascita, accoglie e stimola interazioni, ed ha un’innata predisposizione a fare esperienze affettive (D. Stern, 1987).

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Già negli anni ’50, John Bowlby, pone in evidenza che la nascita è un momento critico per lo sviluppo della personalità del bambino e sottolinea l’importanza dell’attaccamento tra il neonato e l’adulto: da una buona attivazione di questi processi dipenderà l’evoluzione di tutta la vita psichica e relazionale futura del nostro bambino. Importantissimo sarà lo sviluppo delle qualità emozionali e umane, l’empatia, la competenza di connessione affettiva ed emozionale che garantiscono una base sicura (J. Bowlby, 1989). Ancora, secondo Stern, quando la libera espressione del Sé del bambino e degli affetti incontra umiliazione, condanna o rifiuto, il bambino imparerà a bloccare le emozioni irrigidendo i muscoli espressivi dell’emozione negata (D. Stern, 1987) e soltanto attraverso un vero Sé il bambino vivrà il senso di unità e potrà rendere spontanei i suoi gesti, potrà aprire il suo cuore e rispettare fino in fondo le sue idee.

Winnicott sostiene che solo il vero Sé può essere creativo, solo il vero Sé può essere il luogo della prima azione creativa del bambino come un sorriso, una vocalizzazione, un movimento del corpo. Nella ripetizione dei gesti della mamma e del papà, il bambino non sta solo imitando ma, attraverso una variazione proposta dalla sua preziosa individualità, sta creando qualcosa di assolutamente originale avviandosi, sin da subito, ad allenare la sua potenzialità creativa. La mamma e il papà, in questi momenti unici, riconosceranno il loro ruolo che è quello di gioire, incoraggiare ogni gesto spontaneo e creativo, evitando in ogni modo di interferire con il loro controllo, il loro giudizio o con il modello di riferimento, perché tutto dipenderà dalla qualità del loro sostegno affettivo.

In questo processo in divenire, l’errore è un elemento importante della genitorialità. E’ dall’errore che bisogna ripartire quando s’incontrano ostacoli, l’errore diviene risorsa e forma di apprendimento che serve per la programmazione di altre scelte.

La relazione umana dunque è il segreto e “essere in relazione” è il segreto del teatro, strumento alchemico di conoscenza e trasformazione, grande alleato nel nostro cammino spirituale.

 

Winnicott D. W., Gioco e realtà, Armando, 1974

Treverthen C., Empatia e biologia, R. Cortina, 1997

Stern D.N., Il mondo interpersonale del bambino, Bollati Boringhieri, Torino, 1987

Bowlby J., Una base sicura, R. Cortina, 1989

La promozione dei linguaggi espressivi sin dai primi anni di vita

Il regista giapponese Hayao Miyazaki ha dedicato la sua vita e il suo lavoro all’animismo nell’infanzia, producendo capolavori pieni di spiritualità.

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Il mio vicino Totoro (1988)

Insieme a mia figlia dell’età di quasi sette anni, ho avuto l’opportunità di godere del documentario a lui dedicato dal titolo “Il regno dei sogni e della follia”. Ho riflettuto molto su quanto io, come genitore, stia realmente offrendo la possibilità alla mia bambina di vivere il suo presente, oppure, catapultata nella frenesia del vivere quotidiano tra mille impegni e tra le mutevoli condizioni della mente, viva questa fase della sua esistenza, in condizioni non adeguate. L’adulto che si fa carico dell’agire educativo, a mio avviso, non può solo occuparsi di bisogni fisici ma soprattutto deve conoscere se stesso e i suoi obiettivi educativi nel momento in cui guarda negli occhi un bambino.

Il calore è percepito profondamente dal bambino ed è solo in quei momenti che la relazione educativa diviene un momento di crescita per entrambi.

Giocare con i bambini è un’occasione speciale per conoscerli meglio,

per entrare nel loro mondo.

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La città incantata (2001)

Crescere col gioco offre certezza, conoscenza di sé e regala l’occasione di essere anche un buon sognatore. Crescere col gioco insieme all’adulto regala al bambino la sicurezza che sognare, giocare e ridere da adulti non è sbagliato, non è solo un gioco da bambini.

L’esplorazione e la promozione dei linguaggi espressivi sin dai primi anni di vita possono essere preziosi alleati per combattere la robotizzazione cui ogni essere umano va incontro da “grande” se avviato solo ai doveri della vita.

Il gioco è una forma d’arte, l’arte ha i suoi linguaggi e l’arte delle emozioni è arte per eccellenza perché appartiene all’essere umano totale. Imparare a conoscere e riconoscere le emozioni insieme al genitore, all’educatore, dona sicurezza nell’agire, capacità di relazionarsi, gioia di apprendere e di conoscere.

I nidi d’infanzia e le scuole d’infanzia sono luoghi speciali per la promozione di attività relazionali dove, attraverso la corporeità delle esperienze, l’espressività, il gioco ritmico e sonoro, il movimento nello spazio e nel tempo, si può contribuire ad uno sviluppo armonioso dell’essere umano “totale”.