Il bambino, la competenza emotiva e il teatro

Nella mia scelta lavorativa avere dubbi è l’essenza stessa della ricerca. Il dubbio mi permette di ricentrare continuamente la risposta alla domanda che mi sono posta per molto tempo prima di intraprendere questo percorso, ovvero quali potrebbero essere le ipotesi metodologiche più adatte a un teatro dedicato ai bambini da 0 a 3 anni. La risposta arriva come una voce lontana, che si avvicina lentamente, mi sembra quasi di afferrarla, trattenerla per sempre con me per possedere la certezza di un’unica ipotesi metodologica da fissare su di un foglio bianco, immutabile nel tempo.

Ma poi, come un uragano, torna tumultuosa la domanda: cosa viviamo ogni volta nel laboratorio di BimboTeatro?

Ogni volta sembra di percepire qualcosa di così certo, di così indiscutibilmente sicuro… ma se cerco di rivivere quelle emozioni, mi accorgo che queste non sono più nominabili. Ci si aggrappa a certezze momentanee, si cercano fogli di carta per bloccare momenti di vita e ci si accorge che ciò che rimane è solo un foglio di sogno sbriciolato…
Dopo l’uragano, però, arriva il sereno, il profumo della pioggia è ancora nell’aria ma la risposta è lì che aspetta, la conoscevo già, ma l’essere umano ama procurarsi degli ostacoli per avere l’opportunità di superarli e di crescere. In questa profumata tempesta, come sempre, a farla da padrona sono le emozioni, dunque, inevitabilmente, una delle domande che mi pongo in questi giorni è quanto è importante, per un bambino, essere emotivamente competente e come si sviluppano le diverse abilità che compongono la competenza emotiva.

Un interessante articolo di Ilaria Grazzani Gavazzi, (Professore associato di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione, Università di Milano-Bicocca) si dedica al tema dello sviluppo della competenza emotiva nei bambini (http://www.socioemotionalcognition.formazione.unimib.it/wp-content/uploads/2012/07/PDF18.pdf). Ho trovato molto interessanti le due tabelle contenute nell’articolo (che riporto di seguito) che illustrano in modo semplice e chiaro quali sono le componenti della consapevolezza emotiva e quali sono le tappe di sviluppo delle componenti.

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Tre, dunque, le componenti principali della competenza emotiva: l’espressione, la comprensione e la regolazione delle emozioni in sé e negli altri. L’espressione è l’aspetto riguardante la comunicazione non verbale, lo sguardo, la postura, il gesto, l’azione. La comprensione è la consapevolezza dei propri stati emotivi o di quello degli altri, che può essere stimolata, nel corso dello sviluppo, grazie ad esperienze adeguate come la drammatizzazione, la musica. La regolazione delle emozioni è stata definita dallo studioso Thompson come l’insieme dei processi coinvolti nella valutazione e nella modifica delle reazioni emotive. Anche in questo caso i bambini possono essere sostenuti e incoraggiati ad attingere alle proprie risorse interne per far fronte a situazioni problematiche nel modo più efficace, attraverso proposte di giochi di simulazione che lo stimolino e lo allenino alla creazione di percorsi immaginari e di problem solving. Interessante, ancora, è stato riflettere sulla regolazione delle emozioni dal punto di vista evolutivo: questo processo “coinvolge il bambino e chi si prende cura di lui attraverso una mutua regolazione guidata principalmente dall’adulto; questi offre la struttura esterna affinché i processi di regolazione possano basarsi, nel corso dello sviluppo, non più solo sulla regolazione reciproca ma anche sull’autoregolazione” (Grazzani Gavazzi, 2009). Nella seconda tabella, Ilaria Grazzani Gavazzi ci illustra i cambiamenti evolutivi nello sviluppo delle tre componenti di espressione, comprensione e regolazione emotiva.

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La capacità di apprendere e comprendere il teatro è innata in tutti i bambini, non è una prerogativa di pochi eletti, è però influenzata dall’ambiente in cui vive. È molto importante proporre un laboratorio teatrale basato su determinate caratteristiche: azioni brevi, perché la capacità di attenzione del bambino e di elaborazione del gesto è limitata, ritmi complessi con frequenti variazioni e ripetizioni di tempo, perché il bambino riesca a crearsi un proprio vocabolario di linguaggio ritmico e sonoro, pause e silenzi per favorire la qualità dell’ascolto, percepire le differenti sfumature timbriche e permettere al bambino di pensare il gesto, l’emozione e il suono. L’azione è uno degli elementi fondamentali che, a differenza del movimento puramente estetico, accoglie in sé un atto intenzionale.

Un bambino molto piccolo non ha esperienza del mondo e delle reazioni emotive, non sa dare un nome a quello che prova, spesso lo pervadono sentimenti di paura, inadeguatezza, impotenza così come gioie estreme possono lasciarlo turbato. Accompagnarlo attraverso percorsi che lo aiutino a perfezionare sempre più il processo di regolazione delle emozioni potrebbe risultare, a mio avviso, molto utile.

Sin dai primissimi anni di vita il bambino è pronto a recepire tutti i segnali attorno a lui, ad intuire un messaggio dai gesti, dalle parole, dalla mimica facciale e dai comportamenti ed è capace di rielaborare il suo vissuto emotivo in termini creativi attraverso due processi fondamentali che mettono in moto il suo apprendimento: l’imitazione e l’identificazione, entrambi elementi fondamentali del teatro. In una prima fase, il bambino apprende attraverso l’imitazione per giungere, in una seconda fase a trasformare la sua esperienza mimetica di apprendimento in un’esperienza più personale, arricchita da ciò che caratterizza la sua individualità.

Il Corpo e l’Azione. La mimesi in una prospettiva neuroscientifica

Già alla nascita, gli esseri umani sono impegnati in relazioni interpersonali mimetiche. (Meltzoff & Moore, Explain in facial imitation: a theoretical model. Early Develop Parent, 1977).

I neonati sono congenitamente pronti a collegarsi a chi li accudisce attraverso l’imitazione di gesti buccali, come la protrusione della lingua o l’apertura della bocca. Questi risultati suggeriscono che, nella comunicazione tra adulto e bambino durante i primi sei mesi di vita, è di primaria importanza il ruolo dell’adulto, in particolare il comportamento affettivo.

Con la scoperta dei neuroni specchio, le neuroscienze hanno contribuito a descrivere l’apprendimento umano come relazione intersoggettiva e condivisa. L’osservazione di un’azione, di un’emozione, di una sensazione, induce nell’osservatore l’automatica simulazione di quell’azione, emozione o sensazione; questo meccanismo consente una forma implicita e diretta di comprensione delle percezioni altrui.

(Gallese, Dai neuroni specchio alla consonanza intenzionale. Meccanismi neurofisiologici dell’intersoggettività, Rivista di Psicoanalisi, 2007, LIII, 1)

Secondo il neurofisiologo Vittorio Gallese (Dipartimento di Neuroscienze – Università di Parma) i meccanismi di simulazione ci forniscono uno strumento per

condividere a livello esperienziale gli stati mentali altrui.

I dati neuroscientifici suggeriscono che la capacità dell’essere umano di comprendere le esperienze altrui dall’interno, le intenzioni motorie che le hanno generate, le emozioni e le sensazioni, è fondata su meccanismi nervosi di

simulazione incarnata.

La simulazione incarnata consente di guardare al teatro da una prospettiva naturale, e quindi universale.

I bambini, fin dai primissimi giorni di vita, sono immersi nei suoni del parlato degli adulti che li circondano e iniziano a fare dei tentativi di simulazione, rispondendo prima casualmente, poi intenzionalmente attraverso meccanismi di ripetizione e variazione. Solo in un momento successivo l’istruzione formale si occuperà di consolidare con una teoria l’apprendimento esperienziale. I bambini dovrebbero essere immersi nei linguaggi espressivi artistici fin dalla più tenera età e lasciati interagire spontaneamente e liberamente con essi, attraverso le proprie possibilità e i propri tempi.

Tutti nasciamo con un potenziale emozionale. Alcuni hanno un’attitudine teatrale innata più sviluppata, altri meno, ma le condizioni di apprendimento dipendono dall’ambiente che ci circonda fin da quando siamo piccoli. Praticare il gioco del teatro da piccolissimi attiva la capacità di leggere le proprie emozioni e quelle di chi ci circonda e di avere migliori capacità relazionali per una migliore e più ricca qualità della vita.

I laboratori di BimboTeatro: Teatro e Musica

Il Teatro è Vita, dunque, Musica: ritmo, suono, timbro, movimento, voce, spiritualità. La ricerca costante attorno alle questioni metodologiche di BimboTeatro mi portano inevitabilmente ad avvicinarmi alla scienza dell’educazione musicale. Riccardo Nardozzi, ricercatore ed educatore per la prima infanzia, nel suo interessante articolo “L’apprendimento musicale del bambino da 0 a 6 anni. Storia della Music Learning Theory di Edwin E. Gordon in Italia” sostiene che “In Italia è sempre stata radicata una certa credenza sulla necessità di possedere particolari doti innate o una particolare predisposizione per affrontare lo studio della musica. Sono mancate, per troppo tempo, adeguate ricerche scientifiche legate ai processi di apprendimento musicale. In questo modo, alcuni aspetti fondamentali per la didattica musicale e per la pratica stessa del fare musica, come la spontaneità, il valore formativo, la capacità di pensare in termini musicali, il movimento, l’ascolto, sono stati – e spesso sono ancora – messi in secondo piano a favore di elementi quali la teoria, la grammatica, il solfeggio, importanti, certo, ma che restano astratti, vuoti e fini a sé stessi, se non accompagnati o, ancora meglio, preceduti dagli altri.” È sorprendente quanto questi valori appartengano anche all’educazione alla teatralità. Il Teatro, come dice Peter Brook, è un alleato esterno del cammino spirituale, ed esiste per offrire bagliori, inevitabilmente brevi, di un mondo invisibile che permea quello di tutti i giorni, ed è normalmente ignorato dai nostri sensi. Il Teatro è lo strumento che l’uomo ha per conoscere se stesso, e, nel suo svolgersi, non può limitarsi ad una conoscenza mnemonica del copione o all’attraversamento dello spazio scenico in senso puramente tecnico-estetico. Affinché ci siano attori consapevoli c’è bisogno di praticare la consapevolezza, sviluppando l’intelligenza emotiva, allenando abilità quali consapevolezza emotiva, autocontrollo, consapevolezza dei propri bisogni, motivazione, autostima, spirito di squadra, empatia, cooperazione. Queste abilità possono essere allenate fin da piccolissimi, se sapientemente proposte. Con BimboTeatro lavoro attorno all’idea di un laboratorio performativo attraverso il quale il bambino sviluppa la propria attitudine teatrale nei primissimi anni di vita grazie ad un’esposizione diretta al teatro e ad una partecipazione attiva e proattiva, nel rispetto delle sue doti naturali di ascolto e di assorbimento.

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Durante il laboratorio di BimboTeatro, i bambini interagiscono liberamente con l’attore, immersi nel gioco e nelle azioni dense di emozioni che i bambini imparano, man mano, a conoscere e riconoscere. In BimboTeatro non propongo un raccontare ma un vivere, un agire in funzione di un’emozione che diventa sempre meno sbiadita, che fa meno paura perché quella stessa emozione che prima spaventava il bambino, ora è vissuta e, soprattutto, rappresentata nei suoi giochi. I primi risultati della sperimentazione mostrano, da parte del bambino, un feedback molto forte: già dal secondo incontro i bambini anticipano le azioni teatrali e sono entusiasti di illustrarmi quale sarà l’azione immediatamente successiva. C’è chi apre la valigia, chi sistema gli oggetti per la scena successiva e chi inizia autonomamente l’azione a tempo di musica. Insieme agli educatori, restiamo sempre piacevolmente sorpresi, in attesa del prossimo incontro.