Da settembre ripartono i corsi di BimboTeatro

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Il teatro è il luogo di tutte le ipotesi: esso può dare le chiavi per entrare nella realtà attraverso strade nuove. Aiuta i bambini a conoscere il mondo e le proprie emozioni prendendosi cura del pensiero infantile.

Sono fermamente convinta che prendersi cura del pensiero infantile sia uno delle responsabilità maggiori di chi lavora con i bambini e di chi è a contatto con loro.
Per farlo è necessario innanzitutto conoscerne le caratteristiche di base che sono:
la concretezza, la magia, la corporeità.

I laboratori propedeutici: Il corpo e la sua voce

Sulla scena non basta credere e identificarsi, bisogna giocare.

Jacques Lecoq

Il laboratorio propedeutico “Il corpo e la sua voce” guida l’educatore e il genitore verso un percorso di conoscenza delle potenzialità espressive del proprio corpo attraverso esercizi e giochi teatrali che coinvolgono il corpo, lo spazio, le relazioni con gli altri, l’immaginazione e la creatività del singolo e del gruppo.

Perché proporre incontri propedeutici per genitori ed educatori? Peter Brook affronta con sensibilità il concetto di teatro come “mistero” che l’attore può trovare in un certo silenzio, dentro di sé. “[…] La qualità si trova nel dettaglio. L’aspetto di un attore, quale che sia, conferisce qualità nell’ascoltarlo e al guardarlo; è qualcosa di abbastanza misterioso, ma non del tutto. Egli può trovare questa presenza in un certo silenzio dentro di sé. Quello che si chiama <<teatro sacro>>, quel teatro in cui l’invisibile appare, affonda le radici in questo silenzio, dal quale tutti i tipi di gesti, conosciuti e sconosciuti, possono derivare. […] Il teatro è sempre sia una ricerca di significati, sia un modo di rendere tali significati comprensibili agli altri. Questo è il mistero.” (P. Brook, La porta aperta, Einaudi, 2005 p.56)

Mistero come Silenzio… per far apparire quell’invisibile che è dentro ciascuno di noi.

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Il teatro dedicato ai bambini di tenerissima età non può e non deve mancare in quello che è l’elemento portante del teatro stesso: la sacralità. La sacralità, insita nel bambino, è spesso violata da parole a volte inopportune, ridondanti, da riflessioni e commenti ad alta voce che, in perfetta buona fede, il genitore e l’educatore praticano durante il laboratorio di teatro, così come nella vita di tutti i giorni. Ma il Teatro non è la vita di tutti i giorni, il teatro è un tempo “altro”, è uno spazio “altro”, è un mondo dentro di noi che può connettersi con l’altro attraverso sentieri invisibili. I laboratori propedeutici hanno un unico obiettivo: unire l’attore, l’educatore ed il genitore nella preparazione spirituale di questo “non-luogo” dove entrare insieme, in silenzio, con i propri bambini. “L’esperienza della vita sulla scena serve poco. […] In tutte le religioni, così come nella magia, esistono determinate formule ed esercizi con l’aiuto dei quali l’uomo si astrae da pensieri, sensazioni e desideri contingenti. E dato che il teatro in qualche misura è in relazione sia con la religione che con la magia allora anche per fare teatro bisogna astrarsi da riflessi acquisiti e istinti quotidiani. Il training è il tempo e il posto per compiere questo passaggio”. (J.Alschitz, La grammatica dell’attore, Ubulibri, 2003. p.23)

I laboratori di BimboTeatro: Ripetizione e Variazione

Il gesto teatrale non è narrazione, non è affabulazione, anche se si nutre di questi elementi per venire alla luce. Il Teatro è azione, oralità agita, e, dunque, esperienza di vita concreta.

Lavorando alla struttura dei laboratori di BimboTeatro, ho riflettuto incessantemente la sulla questione metodologica. I bambini così piccoli non hanno di certo le capacità, la voglia o il bisogno di un approccio “spettacolare” ai laboratori.

Credo, invece, essi abbiano necessità di certezze, di ripetizioni, di ritualità; di elementi all’apparenza sempre ripetutamente uguali a loro stessi, eppure, nella ripetizione, sempre diversi.

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La ripetizione è atto creativo in sé. Per Marcel Proust “l’unico vero viaggio verso la scoperta non consiste nella ricerca di nuovi paesaggi, ma nell’avere nuovi occhi”. Si ripetono un gesto, uno sguardo, un ritmo, una parola quando si acquisisce un nuovo sapere, quando una incertezza è stata risolta.

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Del resto, ogni aspetto del nostro quotidiano è caratterizzato da una ripetizione. Dal processo di riproduzione cellulare ai cicli della notte e del giorno, dal susseguirsi delle stagioni al ripetersi di nascite e morti, come in un “eterno ritorno” nietzschiano.

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La ripetizione e la variazione sono nel gioco del bambino, nei quadri di Morandi, nel Bolero di Ravel, nelle filastrocche, nei ritornelli, nelle ninne nanne di ogni tempo. Nulla si ripete mai allo stesso modo.

Parlare in questi termini della ripetizione è già parlare intrinsecamente di “Ripetizione come Variazione”, dunque, di uno strumento fondamentale per l’apprendimento e le esperienze emotive. Secondo Francois Delalande, il bambino, producendo una sequenza ripetitiva, la modificherà per rinnovare l’interesse, introducendo delle variazioni come corollario di una condotta di esplorazione che è conseguenza di una curiosità per il suono, ma anche per il gesto, per il ritmo, per la parola e per l’azione teatrale.

Attorno a queste riflessioni ho costruito un’idea di laboratorio che permettesse la variazione e l’invenzione all’interno di una struttura predefinita, rassicurante per il bambino. Le variazioni, le creazioni, saranno solo quelle che il bambino, in quel tempo e in quello spazio, in quella relazione, vorrà produrre. Nel suo momento, l’eterno presente.